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RAFFAELLO GIOVAGNOLI


Con l’assassinio del capo del Governo Pellegrino Rossi , giurista di fama internazionale, avvenuto il 15 novembre 1848 nello Stato pontificio inizia la storia della Repubblica romana.
A causa di questo evento, il papa si rifugia nella fortezza di Gaeta in quanto non intende concedere ai democratici la formazione di un'Assemblea costituente.
Il 9 febbraio 1849, prende corpo l'assemblea costituente dello Stato romano , che affida la conduzione dello stesso ad un triumvirato composto da Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini , che come primo atto proclama la decadenza del potere temporale del papa e la creazione della Repubblica Romana.
Immediatamente contro la Repubblica Romana interviene Luigi Napoleone,Presidente della Repubblica Francese sostenitore del potere papalino.
I triumviri della Repubblica Romana confortati dal largo consenso popolare e dall'appoggio di democratici e repubblicani accorsi da tutt’ Italia affidano il comando delle operazioni militari a Giuseppe Garibaldi che organizza la resistenza e la difesa delle mura della città.
Nonostante gli innumerevoli atti di eroismo e qualche successo nello scontro con Francesi e Borbonici , la sorte della Repubblica è ormai segnata.
La sera del 4 luglio un battaglione di Cacciatori francesi occupa il Campidoglio e chiede all’Assemblea di uscire.
Termina così la Repubblica Romana.
L’Italia intera è pervasa dal clima di ribellione e dal desiderio di libertà dallo straniero ; ed è in questo periodo che cresce Raffaello Giovagnoli.
Nasce a Roma il 14 maggio del 1838 in via de’ Sediari , da Clotilde Staderini e Francesco Giovagnoli , monterotondese.
Qui trascorre la sua infanzia e sotto la guida del padre legge e si interessa alla storia romana e non appena raggiunge l’età scolastica viene iscritto alla Prima classe di Grammatica del Collegio Romano.
Ha una spiccata vocazione per il Teatro e questa passione cresce quando trova i libretti teatrali che il padre conservava.
Ma gli eventi precipitano, nel 1848 muore la madre e il padre , che ricopre l’incarico di Giudice presso il Vicariato pontificio , a causa della sua partecipazione ai moti in difesa della Repubblica Romana del 1949, viene trasferito a Monterotondo con un incarico di modesta importanza.
Anche i figli, Raffaello, Ettore, Fabio, Mario e Giulia seguono il padre a Monterotondo .
E’ qui che Raffaello continuerà ad interessarsi alle letture dei fatti politici a lui contemporanei e così riporta :” In Roma si era acclamata, a norma di governo, la forma repubblicana, i fatti che accadevano attorno a me erano in perfetta armonia con il mio sviluppo morale ed intellettuale” .
Impressionato dalla virile personalità di Garibaldi e dalla leggendaria figura di Spartaco che Plutarco ha immortalato, Raffaello coltiva in sé questi miti utilizzandoli in seguito per la stesura delle sue opere più famose. Continua lo studio della Filosofia, ma il suo amore è rivolto sempre in misura maggiore alle letture di autori teatrali di drammi e commedie e all’interesse per gli attori. E’ in una di queste circostanze che può avvicinare l’attrice Clotilde Vergani alla quale sottopone la lettura della sua prima commedia “ Sposo e fratello” che però sarà censurata dalle autorità ecclesiastiche.
Compiuti i ventuno anni, nel 1859, dopo essersi laureato in legge, con il cugino e gli altri tre fratelli si arruola con i Cacciatori delle Alpi per partecipare alla seconda guerra d’indipendenza. Nominato ufficiale , partecipa alle battaglie di Castelfidardo e Ancona, dove l'esercito dei pontifici fu distrutto e la via del Sud era aperta alle truppe di Cavour e di Vittorio Emanuele ; si distinse in quella di Gaeta nel febbraio del 1861 quando Francesco II° si arrese, capitolando all'assedio delle truppe del generale Cialdini e a Custoza nel giugno 1866 dove l’esercito italiano fu sconfitto da quello Austriaco.
Nel 1867 Raffaello e Fabio “ I fratelli Cairoli del Lazio” sotto la guida del generale Garibaldi difendono la loro città, Monterotondo. Sarà amaro questo evento per Raffaello ! Il 23 e il 24 ottobre le truppe di Garibaldi riescono a penetrare e ad occupare Monterotondo . La colonna di sinistra occupa il Convento dei Cappuccini, quella di centro agli ordini di Menotti Garibaldi da nord conquista la Porta di San Rocco , incendiandola.
I volontari entrano così in città e, circondato il Palazzo Orsini costringono la guarnigione pontificia alla resa.
Ora l’intento di Garibaldi è di marciare su Roma e il 29 ottobre avanza verso Mentana .

“Languiva il sole di novembre, e il fuoco
della papal moschetteria su i clivi
nomentani languìa sempre più fioco.
E da Vigna Santucci e dagli olivi
Di Monte Croce irruppero le fiere
Falangi rosse con urrà giulivi,
caricando i fuggenti; e le guerriere
ali battendo sui vigneti e gli orti
di Mentana arsi e su le vinte schiere,
per tutto il campo ingombrato di morti
corse il clangor dell’Inno un’altra volta,
gittando all’aure il grido dei risorti “
………………….”

                                                   (da “Rapsodie garibaldine” di Giovanni Marradi )

Le truppe pontificie che sono in misura preponderanti e meglio armate, fanno ripiegare i garibaldini verso Monterotondo. E’ durante questa fase che il più giovane dei fratelli Romagnoli , Fabio , muore colpito dal fuoco pontificio .
Anche Monterotondo capitola. “munizioni di cannoni non ce n’erano più, pochissime le munizioni da fucile”.

“Traversando così l’addormentata
Monterotondo, che sonò pur dianzi
D’itala gloria in marzial giornata,
torna (ritorno lùgubre) gli avanzi
della Legione in suoi ricordi assorta
penosamente; e il Dittatore è innanzi.
Silenzio ovunque. Qualche foglia morta
vien coi soffi del Tevere vicino
che il vento di novembre umidi porta
e lenta, con quei soffi, del divino
fiume la voce, sola voce e antica
nel deserto del buio agro sabino.
E il corteo mesto, rotto di fatica,
ripassa il Passo di Corese, e lascia
la sacra terra che gli fu nemica."

(da “Rapsodie garibaldine” di Giovanni Marradi )



La ritirata su Passo Corese è inevitabile . Il 4 novembre si arrendono i prodi di Mentana e , Garibaldi, dopo avere sciolto il corpo dei volontari, parte in treno per Firenze dove viene arrestato e riesiliato a Caprera .
Raffaello cerca di riarruolarsi nell’esercito, ma trasferitosi a Firenze, inizia la sua seconda vita lontano dai campi di battaglia !
A Firenze , nel “ Caffè delle Alpi” conosce il Carducci . Ne rimane talmente affascinato da diventare balbuziente !
Nel 1870 rientra a Roma e sposa Leontina Papa. Non fu un matrimonio felice . Dopo sette anni se ne separa e convive con Teresa Tassinari già madre di Enrichetta, che in seguito verrà adottata dal Giovagnoli.
Nel 1873 , dopo aver collaborato al giornale “La Capitale”, finalmente pubblica lo “Spartaco” e lo stesso Garibaldi in una lettera indirizzata all’Autore scrive:
“Avete scolpito la figura di Spartaco, questo Cristo -Redentore dei nemici, con lo scalpello di Michelangelo ed io mi sono tanto infervorato per le gloriose imprese che le lacrime hanno irrorato il mio volto. Io spero che i vostri concittadini apprezzeranno il gran merito dell’opera vostra e v’impareranno massime d’indomabile costanza nelle pugne, quando si serve la causa santa della libertà”
Dal 1877 al 1878 vive prima a Genova, poi a Venezia ; rientra a Roma nel 1879 con l’incarico di docente di Storia dell’Italia presso l’Istituto Superiore di magistero.
Intraprende la carriera politica e per ben dieci anni è consigliere comunale di Roma e per otto Consigliere provinciale.
Dal 1880 al 1909 è deputato per ben cinque legislature.
La politica non interferisce con la sua vocazione artistica, infatti tra il 1894 e il 1898 pubblica “Ciceruacchio e don Pirlone” e “Pellegrino Rossi” due opere a carattere storico Risorgimentale.
Nel 1903 ottiene la cattedra per la Storia del Risorgimento presso la facoltà di Lettere e Filosofia all’Università di Roma.
Alla fine del suo ultimo mandato parlamentare ritorna ad insegnare presso l’Istituto Superiore di Magistero e ne diviene direttore .
Scrivendo ad un suo amico confessa : “Volli l’indipendenza, l’unità , la libertà e la grandezza e prosperità d’Italia, ma non volli la distruzione della religione e l’ateismo bestiale ed il sozzo egoismo e lo schifoso materialismo: perché fui credente sempre e sempre patriota”
Muore a Roma il 15 luglio 1915.


Termina così la vita terrena del “ burbero benefico” ; la sua salma fu riconsegnata il 30 aprile 1916 dal Comune di Roma al Comune di Monterotondo dove riposa per l’eternità .

Le sue opere:

Romanzi: Spartaco , Plautilla , Opimia , Faustina , Saturnino , Messalina , Pubblio Clodio , Aquilonia , Nuova antologia, Due tesori ad un quinto piano, Benedetto IX .
Teatrali: Sposo e fratello , Marozia , La vedova di Putifarre , Un angelo a casa del diavolo , Vecchi e nuovi , Saloni dorati , La giovinezza di Garibaldi , Cassio Cherea , Il Giaurro , Audacia e timidezza , Tutto per la Patria.
Storiche: Ciceruacchio e don Pirlone , Pellegrino Rossi , La plebe nella storia di Roma, Storia del Risorgimento italiano , Il Natale di Roma , Leggende romane , Il Marchese del Grillo e Fontanarosa , Diomira d’Aldobrando, La guerra sociale.
Critica: Le meditazioni di un brontolone , Frustula e Nugae.
Poesie: Peccato juventutis.
(Giuseppe Lanna)






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