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DEL GUSTO EMANUELE


EMANUELE DEL GUSTO
La guerra è sempre stata la fonte delle più atroci sconfitte dell’umanità.
Nonostante tutti siano d’accordo su questa affermazione, su cui si medita purtroppo soltanto dopo aver contato i morti, le guerre ci sono sempre state e sempre ci saranno !
L’illusione della supremazia che l’uomo pensa di avere nei confronti di un altro uomo porta all’imbarbarimento delle coscienze.
Tante giovani vite sono state coinvolte da un ideale o dalla speranza di ottenere quel poco di benessere che la vita civile non sempre offre, ed alla fine spazzate via dalla violenza di altri giovani nemici che rincorrono lo stesso sogno !
Uno di questi ragazzi è stato Emanuele Del Gusto.






STEMMA SOMMERGIBILISTI Emanuele nasce a Gallipoli in provincia di Lecce il 28 novembre 1920.
Cresce in una famiglia numerosa sostenuta dal padre Luigi, nato a Gallipoli nel 1884, che fu un barbiere stimato da tutti specialmente dalle famiglie nobili, dal suo matrimonio con Otilia Cortese, nata a Gallipoli il 19/09/1890, sono venuti al mondo sette figli: Cosimo, Alberto, Sarina, Emanuele,Ada, Gilda, e Rubina.
Ada, Gilda, e Rubina muoiono ancora bambine a distanza di poco tempo l’una dall'altra a causa della “ SPAGNOLA”, una grave influenza portata in Europa dalle truppe statunitensi che, a partire dall'aprile 1917, confluirono in Francia per la Grande Guerra e che colpisce anche Gallipoli causando oltre cinquanta milioni di morti in tutto il mondo.
Nell’anno 1940 si arruola nella Regia Marina nel distretto di Brindisi e gli viene assegnata la Matricola n° 48766, con la qualifica di Cannoniere.
Trascorre così due anni tra esercitazioni e corsi per diventare “sommergibilista”.
Quando può godere di qualche giorno di licenza, torna nella sua Gallipoli, ma raccontando i suoi giorni da militare, si lamenta sempre del rancio pessimo che gli viene fornito quotidianamente e che soltanto dopo accalorate proteste ottenere un vitto migliore e poteva assaporare di tanto in tanto la pasta con il sugo !
Non era soddisfatto neanche del rapporto con i superiori che trattavano i subordinati sempre con una eccessiva distanza dovuta al grado.
Come gli mancava la sua terra e la spensieratezza della gioventù!
Nel 1941 è trasferito alla Scuola per Sommergibilisti di Pola ed assegnato all’equipaggio del sommergibile “ Medusa “:

                                           “Terret hostem Medusa”

                                                                                  (Medusa spaventi il nemico)
                                                                 BENEDICI

MEDUSA MEDUSA Un sommergibile dal nome tristemente famoso in quanto il primo esemplare, varato il 30 luglio 1911 era stato affondato il 10 giugno 1915 mentre rientrava a Venezia da una breve missione compiuta lungo le coste dell’Istria, dal sommergibile tedesco UB-15 battente bandiera austriaca con il nome di U-11 e comandato dal tenente di vascello von Heimburg. Perirono quindici componenti dell’equipaggio tra cui il Comandante: ci furono soltanto sei superstiti.


Il “Medusa”, sommergibile Italiano su cui è imbarcato Emanuele, era stato costruito nel 1929 e varato il 10 dicembre 1931.
Era lungo 61,50m; stazzava 650 tonnellate in emersione e 810 in immersione. Raggiungeva la velocità massima 14 nodi in emersione e 8 nodi in immersione ; aveva 2 motori diesel e 2 motori elettrici, 2 eliche.
Come armamento disponeva di sei tubi lanciasiluri da 533mm, un cannone da 102mm e due mitragliatrici AA da 13,2mm.
Era stato progettato per immergersi fino a 80 metri.
Nel marzo 1941 fu assegnato alla Scuola Sommergibili di Pola, dove venne utilizzato per effettuare agguati antisommergibili tra sud di Punta Maestra nel Quarnaro, e ponente dell'isola di Cherso.

                  VITA SUI SOMMERGIBILI

Il 30 gennaio 1942,il “Medusa” al comando del capitano di corvetta Enrico Bertarelli con a bordo cinquantanove uomini, di cui quarantaquattro marinai, sette ufficiali , otto sottufficiali della Scuola Sommergibilisti di Pola, eseguiva un’esercitazione congiunta con i piroscafi "Grado" e "Mameli" e con la torpediniera "Insidioso"
avvenuta nella “zona 5” tra la costa istriana e l’isola di Cherso.
Mentre stava lentamente rientrando, navigando in superficie, fu attaccato improvvisamente da un sottomarino nemico, l’inglese “Thorn” al comando del R.G. Norfolk, che gli lanciò contro quattro siluri.
Dal racconto del guardiamarina Fei, che era a bordo del sommergibile, e che dopo il siluramento fu salvato dalla motovedetta di soccorso in gravi condizioni e che morirà nell’ospedale di Pola a causa delle ferite subite, si possono immaginare i drammatici istanti che si stavano per verificare :
“il mare era tranquillo e la navigazione procedeva senza problemi quando dalla torre, sulla quale mi trovavo con il capitano Bertarelli e altri cinque ufficiali, scorgemmo le scie di quattro siluri.
Con prontezza, il comandante riuscì a manovrare evitandone tre, ma il quarto ci centrò in pieno”
DEDICA MUSSOLINI L’esplosione fu violentissima e provocò un ampio squarcio al centro della fiancata in corrispondenza della torretta e in meno di una decina di minuti affondò.
Il capitano Bertarelli, con atto eroico, nonostante fosse stato ferito al volto, cercò di salvare i suoi uomini. Un gesto che gli costò la vita. Scomparve in mare assieme alla sua nave.
Umberto Curci, comandante del piroscafo "Carlo Zeno” che si trovava in zona, annotò sul giornale di bordo di quanto quel giorno fu testimone:
“Alle 13,55 dal traverso di Capo Merlera dirigo per l'isolotto Fenera. Ero da pochi minuti disceso nella mia cabina quando, alle 14,05. il primo ufficiale rimasto di guardia sul ponte si precipitava ad avvertirmi che il sommergibile che ci precedeva in quel momento a una distanza di mg. 1,5 circa era saltato in aria nel turbine di una enorme colonna d'acqua e rottami
scomparendo in pochi istanti dalla superficie, presumibilmente a causa di una violenta esplosione, non udita forse a ragione del mare e del vento sempre teso da NE”.

Il “Carlo Zeno” raggiungeva velocemente il luogo dell’affondamento ed iniziava le operazioni di recupero di alcuni uomini in mare.
Raccolse cinque uomini,tre dei quali erano feriti e due morti ed iniziava il rientro in porto.
PONTONE Nel frattempo giungevano sul posto,latitudine 44°45' Nord e longitudine13'36' Est, il piroscafo "Grado", la torpediniera "Insidioso" e un altro sommergibile della scuola, il "Goffredo Mameli ".
I soccorritori riuscirono a mettersi in comunicazione con i superstiti intrappolati a bordo, attraverso la boa telefonica galleggiante del "Medusa", che giaceva a circa 30 metri di profondità .
Il capo silurista Zatteroni parlò con loro via telefono e seppe che all' interno del locale di poppa c'erano quattordici uomini, e che il locale dei motori era certamente allagato, in quanto da sotto la porta stagna filtrava dell'acqua.
Ma la situazione più grave era la mancanza d’aria;mancava la luce e la respirazione si faceva sempre più difficoltosa.
Purtroppo il mare iniziava ad ingrossarsi e il pontone “GA 141” partito da Venezia, inviato per tentare di imbragare lo scafo del “Medusa” aveva difficoltà a raggiungere la zona dell’affondamento.
Da Pola giungeva nel frattempo il sommergibile "Otaria” ed il battello dei palombari, i quali alle 19,40 riuscivano a raggiungere lo scafo del “Medusa” che apparve appoggiato sul fianco destro, sbandato di novanta gradi e con uno squarcio sotto la torretta, quasi divelta dal resto dello scafo.
Le difficoltà che i soccorritori stavano incontrando sotto la superficie del mare erano enormi, si faceva buio e una corrente marina molto forte rendeva difficile l’avvicinamento alla poppa, proprio dove erano intrappolati i quattordici uomini ancora vivi.
In superficie il vento rinforzava ancora, ma finalmente alle ore 0,30 del 31 gennaio, l’ "Otaria" era riuscito a porsi sulla verticale del relitto e i palombari agganciarono allo scafo del “Medusa” le manichette d’aria calate nel frattempo .
Alle ore 01,20 l’aria fresca pompata iniziò a penetrare dentro la camera di poppa del "Medusa"!
MEDUSA Dieci minuti più tardi però l'intensità del vento e del mare divenne insostenibile, ed essendosi strappato il cavo telefonico, per evitare la perdita di altre vite, i palombari furono fatti rientrare velocemente.
Ripresi i soccorsi verso le ore 7,30 del mattino, i sommozzatori accertarono, battendo sulle lamiere dello scafo, che in corrispondenza della camera di poppa provenivano energiche e ripetute risposte, mentre dalla camera di lancio dei siluri tutto era silenzio.
Nel frattempo era giunto il pontone ” GA 141”, ma a causa della forza del mare che nel pomeriggio era aumentata, non fu possibile agganciare la poppa del “Medusa” e quindi sia il pontone che l’imbarcazione dei sommozzatori furono fatti riparare nelle insenature di Capo Promontore .
Rimase il sommergibile "Otaria" con i tubi dell'aria collegati al "Medusa".
Intorno alle ore 19,00 accadde però l’irreparabile.
L’ ”Otaria” si intraversò sul mare a causa dell’ancora che non teneva più.
Le manichette dell’aria furono strappate violentemente e il capitano di corvetta Emilio Berengan , fu costretto a dare l'ordine di abbandonare i soccorsi al "Medusa" e rientrare a Pola.
Nei due giorni successivi le condizioni atmosferiche furono proibitive.
Soltanto il quattro febbraio i soccorsi furono ripresi; i palombari, riprese le immersioni, riscontrarono nel "MEDUSA" soltanto silenzio.
La vita di quattordici uomini a bordo del sommergibile “Medusa” era terminata.
Il recupero di alcune parti dello scafo, la prua e la poppa, fu portato a termine il 15 giugno 1943; questa operazione consentì di riavere, alla presenza del Ten. medico.Trabucchi Cherubino e del Ten.cappellano Moiran Angelo , i corpi degli sventurati marinai.
Cosimo Del Gusto, fratello di Emanuele, partì per Pola per l'identificazione. Il corpo di Emanuele era tra questi ragazzi!
I suoi sogni le sue speranze i suoi affetti si erano inabissati per sempre nelle acque dell’Istria, lontano dalla ionica Gallipoli, lontano dai suoi cari: i fili dell’anima e del cervello che lo avevano collegato alla categoria dei vivi, si erano recisi per sempre !
Le salme furono sepolte nel Cimitero comunale ”Monte Ghiro” di Pola.

ATTO DI MORTE












La Regia Marina, ha sempre affermato che, dopo aver estratto le salme, i due tronconi del "Medusa" furono demoliti, ma Giovanni Alban fotografo subacqueo, che ha dedicato diverso tempo alla ricerca di dei resti del “Medusa”, avendo rintracciato due scafi sommersi nel mare di Pola, ritiene che quasi certamente uno era del “Medusa”, ma non essendone certo, cerca una conferma, visto che per la Regia Marina entrambi i sottomarini risultavano demoliti !
A Pola, in un'osteria, rintraccia un vecchio pescatore che avendo nel 1942 circa 14 anni ed essendo stato testimone sul molo del porto di Pola del recupero della poppa del “Medusa” riferisce ciò che aveva visto:
«Prima fu recuperato un pezzo grande del "Medusa".
Il pontone lo portò in porto, lo scaricò sulla banchina e furono recuperati i corpi di molti uomini.
Poi venne recuperata la poppa del sommergibile, e anche da lì furono recuperati i corpi dei marinai morti.
Ma quando il pontone, trainato dai rimorchiatori, era già vicino al porto, subito fuori la diga foranea, per un'errata manovra la poppa del "Medusa" scivolò in mare, e là, a Punta Verudella, è rimasta. I morti erano stati recuperati, la guerra andava già male, tante navi venivano affondate e danneggiate.
I palombari avevano altro da fare e lo sfortunato sommergibile fu dimenticato.
A volte, in quella zona, rimangono nelle reti pezzi di ferro irriconoscibili con scritte in italiano e allora ci tornano in mente i poveri ragazzi del "Medusa "sepolti vicino ai marinai austriaci morti con l'affondamento della "Szent lstvan".

Da questa testimonianza si potrebbe dedurre che i resti del “Medusa” non furono demoliti come afferma la Regia Marina, ma sono stati abbandonati in mare.

ATTO DI MORTE













Perchè nell'anno 2002 fu fatta un'interrogazione parlamentare ?

Seduta n. 234 del 4/12/2002 alla Camera dei Deputati

Interrogazione parlamentare dagli Onorevoli Gianni Mancuso e Del Mastro Delle Vedove
in merito al Recupero delle salme dei marinai del sottomarino Medusa.

Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
“il giornale croato Jutarni List ha dato notizia del ritrovamento, da parte di un subacqueo di una squadra al servizio del ministero della cultura di Croazia, dei resti del sottomarino “Medusa” che, con a bordo 7 ufficiali, 8 sottufficiali e 43 marinai, venne affondato dai siluri del sottomarino inglese Thorn alle ore 14,10 del 30 gennaio 1942; il sommergibile è stato localizzato al largo di Capo Promotore, punta istriana nelle acque di Pola, ad un miglio circa dallo scoglio Porer -:
se non si ritenga di dover valutare la possibilità di recuperare le salme dei marinai caduti per restituirle, con gli onori militari che meritano, alle famiglie.”(3-00941) (9 maggio 2002)

Risposta del Governo:
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la difesa, onorevole Berselli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Gianni Mancuso n. 3-00941 (vedi l'allegato A - Interrogazioni sezione 1).
FILIPPO BERSELLI, Sottosegretario di Stato per la difesa.
“Signor Presidente, è opportuno specificare preliminarmente che la Marina militare non è dotata di mezzi tecnici idonei ad operare il recupero in sicurezza di relitti o per eseguire interventi all'interno degli stessi, attività peraltro riconducibile a quella istituzionale della forza armata.
Inoltre, in considerazione del totale impegno richiesto alla Marina militare per l'assolvimento di inderogabili e sempre più rilevanti compiti in materia di difesa, sia in ambito interno che internazionale, nonché in considerazione del fatto che un'eventuale attività di recupero comporterebbe necessariamente l'utilizzo di adeguati mezzi tecnici con inevitabile assorbimento di considerevoli risorse operative e finanziarie, non si valutano percorribili interventi della forza armata in attività che possano distogliere mezzi ed uomini dai primari compiti istituzionali.
Al riguardo, un'operazione finalizzata alla ricerca ed al recupero delle spoglie dei componenti l'equipaggio del sommergibile Medusa richiederebbe un prolungato e rilevante impegno di personale specializzato della Marina militare e l'esposizione degli operatori subacquei ad elevato rischio per la propria incolumità in relazione alle impegnative condizioni ambientali in cui sarebbero costretti ad operare.
Pertanto, pur condividendo pienamente le motivazioni di ordine etico, religioso e storico rappresentate dall'onorevole interrogante, si ritiene che imprescindibili motivazioni di natura tecnico-operativa impediscono al momento la concreta attuazione di un'eventuale operazione di recupero in sicurezza delle salme dei marinai.

È appena il caso di rappresentare poi che per tradizione immemore le navi ed i sommergibili affondati sono considerati dagli uomini di mare i sepolcri più adeguati per i resti del personale militare che ne formava gli equipaggi dovendosi osservare che l'operazione auspicata dall'onorevole interrogante rappresenterebbe un immotivato turbamento all'eterno riposo di eroi immolatisi per la patria.
Proprio per onorare la memoria di quanti sono eroicamente deceduti in mare per la difesa della patria, è stata istituita, con legge 31 luglio 2002, n. 186, la giornata della memoria dei marinai scomparsi in mare la cui celebrazione è stata fissata per il giorno 12 novembre.
Infine, per completezza di informazione, si osserva che nell'ultimo ventennio gli interventi effettuati dai subacquei della Marina militare su sommergibili affondati durante il secondo conflitto mondiale hanno interessato solo i sommergibili Scirè e Veniero.
Per entrambi si è provveduto prioritariamente alla occlusione delle vie di accesso ai relitti ed al recupero di alcune parti di dimensione ridotta da destinare all'allestimento di monumenti commemorativi.
Solo per quanto riguarda lo Scirè si è anche proceduto al recupero dei resti di parte dell'equipaggio a seguito di atti di sciacallaggio perpetrati all'interno dello scafo del sommergibile.”

PRESIDENTE. L'onorevole Delmastro Delle Vedove ha facoltà di replicare.
Replica: Sandro Delmastro Delle Vedove.
“Signor Presidente, onorevole sottosegretario, mi dichiaro ampiamente soddisfatto, anche se dal punto di vista umano con il rammarico di non poter garantire alle famiglie dei sommergibilisti del Medusa la possibilità di avere le salme dei loro congiunti per gli onori che essi meritano e per l'umana pietà riservata nella nostra società ai defunti.
Mi rendo conto delle argomentazioni oggi espresse dall'onorevole sottosegretario ma, soprattutto, mi rendo conto che probabilmente vi è una ragione di fondo.
È vero, da tempo immemore si ritiene che il mare sia, probabilmente, il sepolcro più indicato per coloro che hanno combattuto sulle navi e, soprattutto sui sommergibili.
A volte è molto più rispettoso il mare, onorevole sottosegretario, con i suoi silenzi, che non la società dei vivi con i suoi clamori forse inopportuni rispetto a questi eventi e rispetto a questi atti di eroismo.
Lasciamo, dunque, che riposino in pace.
Con la legge che ella ci ha ricordato, successiva alla presentazione della mia interrogazione, avremo la possibilità di ricordarli e di onorarli come essi meritano.
Pertanto, onorevole sottosegretario, la ringrazio, confermandole la mia più piena soddisfazione.”



Molti dubbi restano !
Perchè la salma di Emanuele Del Gusto, sepolto nella tomba n° 89 del Cimitero di Pola, come risulta dagli atti, è stata messa tra gli "Ignoti" del Sacrario di Bari?
Come mai gli atti della Regia Marina asseriscono che lo scafo del "Medusa" fu distrutto, mentre molte testimonianze affermano che è rimasto in fondo al mare Adriatico?
Come mai nel 2002 fu fatta un'interpellanza parlamentare per il recupero delle salme ancora giacenti in mare mentre quei poveri resti erano stati sepolti nel Cimitero di Pola?
Le vicende che seguono la storia del "Medusa" resteranno per sempre avvolte in un velo di mistero.
Molte cose non coincidono.
Forse a causa delle mezze verità e delle verità nascoste, attribuibili agli atteggiamenti imperanti durante quel periodo storico, dove gli annunci dei Trionfi e delle Vittorie erano enfatizzati, ed evitate accuratamente le notizie funeste .
La disorganizzazione,  la scarsità di mezzi, la superficialità, la sfortuna, hanno causato errori ormai non più verificabili e riparabili a causa del velo che è sceso su questa vicenda per l'inesorabile scorrere del tempo.

ATTO DI MORTE












I resti di Emanuele Del Gusto furono negli anni sessanta traslati dal Cimitero di Monte Ghiro di Pola al Sacrario militare dei Caduti d’oltremare di Bari. Non essendo stato possibile il riconoscimento, giace tra gli:

“IGNOTI”

SACRARIO DI BARI


  1. Agricola Salvatore
  2. Amadei Alberto
  3. Antetomaso Cosimo
  4. Arezzo della Targia Gaetano
  5. Arrighini Giuseppe
  6. Ausenda Giovanni
  7. Baldassarki Noemio
  8. Balestrino Luigi
  9. Basile Mario
10. Bertarelli Enrico
11. Bueti Rosario
12. Capra Arturo
13. Caroselli Ferdinando
14. Caroselli Teodoro
15. Cavicchioli Giulio
16. Ciliberti Marcello
17. Cinotti Felice
18. Colombakoli Isaia
19. Congiu Paolo
20. Corrado Oronzo
21. Cosmina Francesco
22. Cusenza Alberto
23. Del Gusto Emanuele
24. Del Monte Luigi
25. Della Ventura Ciro
26. Di Tommaso Giuseppe
27. Fei Arturo
28. Furlan Paolo
29. Garosi Pietro
30. Gerardi Raffaele
31. Giaquinto Umberto
32. Giobbo Eduardo
33. Graziano Vincenzo
34. Guida Gastone
35. Jannaccone Mario
36. Lavaroni Renato
37. Leone Gaetano
38. Lupidi Silvano
39. Manetti Pierluigi
40. Mazzavillani Giuseppe
41. Meazza Luigi
42. Migliore Carmelo
43. Morando Demetrio
44. Oliva Alberto
45. Pavera Gelso
46. Perieli , Dario
47. Periz Bruno
48. Quintavalle Cesare
49. Renna Carlo
50. Rossebastiano Aldo
51. Saviano Antonio
52. Scarioni Augusto
53. Sgrilli Giovanni
54. Trovato , Francesco
55. Tuosto Gerardo
56. Valentini Carlo
57. Vatteroni Riccardo
58. Vitali Mario
59. Zavatteri Vincenzo







Bibliografia:
Teucle Meneghini: “Cento sommergibili non sono tornati” Pubblicato da C.E.N., 1968
Pietro Spirito: “ Un corpo sul fondo” Casa editrice: Guanda
Fredo Valla - Pietro Spirito: Film “Medusa Storie di Uomini sul Fondo” soggetto e sceneggiatura.
(Giuseppe Lanna)

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